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Zalmoxis vs Gesù [1]

18 Ago
Zalmoxis vs Gesù [1]

Aleksandrovo_kurgan

Zalmoxis vs Gesù

L’oggetto della nostra discussione, oggi, sarà piuttosto diverso dai precedenti saggi e dalle tesi sugli imitatori. Il critico questa volta è Richard Carrier di Secular Web. Il suo soggetto non è un personaggio maggiore come Mitra o Dioniso ma una figura oscura di nome Zalmoxis. Infine, Carrier non discute molto su un prestito diretto di queste tesi (sebbene suggerisca che “la storia di Zalmoxis avrebbe potuto essere sentita da Gesù o da un collega e aver ispirato una serie di azioni simili” per Gesù) per le quali possiamo osare il termine “parallelo sociale” nel quale Zalmoxis è riconosciuto come il fondatore della “prima religione con resurrezione uomo/dio mai conosciuta” e offre un parallelo storico (piuttosto che strettamente ideologico o teologico) che Carrier utilizza per paragonare a quello che accadde a Gesù.
È oltre il nostro scopo, qui, dibattere sulla storicità della resurrezione; per ora, ci porremo solo la domanda sul fatto se Carrier citi correttamente Zalmoxis in relazione ad un possibile parallelo storico al quale i racconti cristiani possono essere paragonati.

La fonte più antica su questa materia è lo storico greco Erodoto. Qui il racconto dal quarto libro delle “Storie” (IV. 94-96):

94. Essi si ritengono immortali in questo senso: sono convinti che lo scomparso non muoia propriamente, bensì raggiunga il dio Salmossi. Altri Geti questo stesso dio lo chiamano Gebeleizi. Ogni quattro anni mandano uno di loro, tratto a sorte, a portare un messaggio a Salmossi, secondo le necessità del momento. E lo mandano così: tre Geti hanno l’incarico di tenere tre giavellotti, altri afferrano per le mani e per i piedi il messaggero designato, lo fanno roteare a mezz’aria e lo scagliano sulle lance. Se muore trafitto, ritengono che il dio sia propizio; se non muore, accusano il messaggero, sostenendo che è un uomo malvagio, e quindi ne inviano un altro; l’incarico glielo affidano mentre è ancora vivo. Questi stessi Traci di fronte a un tuono o a un fulmine, scagliano in cielo una freccia pronunciando minacce contro Salmossi, perché credono che non esista altro dio se non il loro.

95. Come ho appreso dai Greci residenti sul Ponto e sull’Ellesponto, questo Salmossi era un uomo che sarebbe stato schiavo a Samo, schiavo di Pitagora figlio di Mnesarco Poi, divenuto libero, si sarebbe assai arricchito e avrebbe fatto ritorno, da ricco, nel proprio paese. Poiché i Traci conducevano una vita grama e rozza, Salmossi, che conosceva il sistema di vita degli Ioni e abitudini più progredite di quelle dei Traci – avrebbe frequentato i Greci, e fra i Greci Pitagora, che non era certo il savio più scadente –, fece costruire un salone, in cui ospitava i cittadini più ragguardevoli; fra un banchetto e l’altro insegnava che né lui né i suoi convitati né i loro discendenti sarebbero morti, ma avrebbero raggiunto un luogo dove sarebbero rimasti per sempre a godere di ogni bene. Mentre così operava e diceva, si costruiva una stanza sotterranea. E quando la stanza fu ultimata, Salmossi scomparve alla vista dei Traci: scese nella dimora sotterranea e vi abitò per tre anni. I suoi ospiti ne sentivano la mancanza e lo piangevano per morto; ma egli dopo tre anni si mostrò ai Traci e in tal modo i suoi insegnamenti risultarono credibili.

96. Questo si racconta che abbia fatto Salmossi. Io questa storia della camera sotterranea non la rifiuto, ma neppure ci credo troppo; penso comunque che questo Salmossi sia vissuto molti anni prima di Pitagora. Se sia stato un uomo e se ora sia un dio locale per i Geti, chiudiamo qui la questione. I Geti insomma, con tutte le loro convinzioni, furono sconfitti dai Persiani e subito si aggregarono al resto della truppa.

 

Quello che Carrier esprime direttamente su questo soggetto è molto poco:

  1. Carrier ci dice in un saggio che Erodoto “parlò di una religione Tracia che iniziò con la resurrezione fisica di un uomo chiamato Zalmoxis, il quale poi diede vita a un culto nel quale veniva insegnato che i credenti andassero in paradiso dopo la morte”.
    Trovo che in questa descrizione ci siano due esempi di terminologia impropria da parte di Carrier.
    Innanzitutto, niente di quello che si trova descritto in Erodoto ci porta ad accettare che quello creduto dai Traci riguardo agli avvenimenti accaduti a Zalmoxis sia una “resurrezione fisica”. Essi credono che Zalmoxis sia morto, certo, ma non ci sono riferimenti che attestino che credessero, in una modo di pensare ebraico riguardo la resurrezione, che il suo corpo originale venne riportato in vita fisicamente o ricostituito. Infatti non ci è spiegato il meccanismo in cui credessero. Molte opzioni in un contesto non giudaico sono possibili: 1) una semplice rianimazione – non un corpo glorificato, come nella resurrezione, ma il corpo stesso che torna in vita nella stessa forma in cui appariva prima della morte: 2) apoteosi, con le apparenze di un fantasma;3) una sorta di finta apparizione, forse di un dio o di un demone; 4) Robert Greg Cavin, il “gemello malvagio” di Zalmoxis.
    In secondo luogo, Carrier utilizza la parola “paradiso” – terminologia giudeo-cristiana – per descrivere il passaggio di Erodoto “un luogo dove sarebbero rimasti per sempre a godere di ogni bene.“. Questa non è una rappresentazione accurata della dottrina cristiana del paradiso. Corrisponde forse alle percezioni popolari (incorrette) del paradiso nella cristianità, quello con strade materiali di oro e angeli che pizzicano le arpe, ma non alla dottrina biblica e storica che basa la questione in termini di onore e ricompense, suggerendo una forma di vita non diversa da quella che possediamo ora. La descrizione offerta da Erodoto non è in nessun modo simile a quest’ultima concezione eccetto in una maniera molto vaga e generalizzata e dunque senza significato per chiunque abbia necessità di pensare ad un aldilà. Non ci sono nemmeno sufficienti dettagli per affermare che ci sia un parallelo – le parole di Erodoto potrebbero adattarsi perfettamente alla descrizione del Tamoachan azteco, con i suoi 13 livelli e la sua dimora per l’Albero dai 400mila capezzoli. La questione rimane invariata: per descrivere ciò in termini come “i credenti andavano in paradiso quando morivano” bisogna prendere in prestito un linguaggio popolare dei cristiani evangelisti, in un modo simile alla falsificazione di un’equazione Non è chiaro cosa voglia riuscire a fare Carrier con questa descrizione. Tuttavia, se il suo intento era quello di disegnare una sorta di parallelo, deve essere considerato come un fallimento.
  2. Carrier afferma anche:Quindi l’idea di una “resurrezione fisica” era popolare e circolava ovunque. Associare Gesù a questa moda sarebbe stato un errore molto facile da compiere. Dato che la fiducia verso la religione, in quel periodo, veniva vinta con il carisma dei predicatori e la stima soggettiva della loro sincerità da parte del pubblico, non ci sarebbe voluto molto prima che un personaggio carismatico, al corrente di tutti i racconti imbellettati, arrivasse in una posizione di potere, ispirato dalla fede totale della sua congregazione, cercasse quindi di difendere la storia e facendo così iniziare una trasformazione dell’idea cristiana di resurrezione da un concetto spirituale a un concetto fisico – naturalmente facendosi chiamare la “vera chiesa” e attaccando tutti i rivali, come tante volte è successo tristemente nella storia.

    Questa affermazione è piuttosto vaga e generalizzata e chiunque si potrebbe domandare se Carrier pensi che il fallimento del senso a favore del carisma sia solo un fenomeno di “quei giorni” – e ad ogni modo, la spiegazione pare presupporre che quello che il carismatico offre sia necessariamente falso. Se è così, è una forma di falsità genetica. Mentre Carrier non afferma esplicitamente questo, è piuttosto chiaro che sta utilizzando una sua propria forma di “carisma” per proporre una conclusione immediata nella mente del lettore che la fiducia di quelle persone avesse dovuto essere vinta tramite il carisma, dato che era la loro unica freccia nella faretra. Per evitare di utilizzare la presupposta falsità genetica, Carrier avrebbe bisogno di realizzare che l’epistemologia sia una materia completamente differente.
    In generale, comunque, Carrier qui (e altrove) promulga erroneamente l’idea di una “risurrezione spirituale” che è un ossimoro. Nessun concetto del genere esistiva nel giudaismo nel Nuovo Testamento, mentre i popoli antichi riconoscevano lo spirito come un tipo di materia, non era la materia della quale era costituito il corpo resurretto; l’ossimoro rimane chiaro quando due tipi di materia diversi sono implicati. È un mero insulto bigotto dichiarare che avessero una tale idea, anche se non “avesse senso”. Il critico che cerca semplicemente di presupporre la stupidità procede non sulle basi di un’esposizione razionale ma su una faziosità gonfia di pregiudizi.
  3. Infine, ci viene detto: “…Erodoto è contento nel proporre una spiegazione naturale nell’imbroglio, anche se non avrebbe potuto avere nessuna prova in più di quante ne abbiamo noi per il caso di Gesù…”Il commento di Carrier coinvolge una quantità di grossolane edeccessive semplificazioni. I paragoni con la storia di Gesù sono assurdamente spropositati.
    Carrier non fornisce nessun materiale aggiuntivo come fonte su Zalmoxis a parte Erodoto ed effettivamente poco materiale è disponibile sulla questione, escluso lo scritto “Zalmoxis, the Vanishing God” di Mircea Eliade del 1972, dal quale le seguenti citazioni sono state prese. Quel poco che possediamo ci dice che:● Il racconto di Zalmoxis presuppone un personaggio molto scaltro ed educato che raggira le persone ignoranti (e infatti, molto ignoranti – i discepoli assistirono alla morte di Gesù ed è testimoniato da scritti secolari; Eliade trova il racconto “incomprensibile” su questo punto, per un cittadino trace credere che Zalmoxis fosse morto senza aver mai visto il corpo senza vita! – 23). Tutto ciò presenta somiglianze con alcune teorie proposte dagli scettici che avanzano l’idea che Gesù possa essere stato un ciarlatano (o un “onesto imbroglione” per dare speranza alle masse); ma questo incappa di conseguenza nelle difficoltà implicate dal trilemma e la grande differenza tra il vedere un corpo in precedenza chiaramente morto (o perlomeno danneggiato violentemente!) dopo una crudele esecuzione in aggiunta al pensiero che sia risorto e una mera sparizione. Con questi dettagli, qualsiasi tentativo di utilizzare Zalmoxis come la “prova di un concetto” fallisce miseramente; il concetto stesso fa affidamento ad ampie generalizzazioni che non possono aderire tra loro una volta esplicati i dettagli. Questo rende il parallelo con Zalmoxis piuttosto discutibile. Infatti, un parallelo con il culto dei Davidiani paremolto più suggestivo.● C’è un’armata di fattori sociali che non combaciano, qui. I “Zalmoxiani” non fremevano dalla voglia di essere parte di una religione che veniva considerata una minoranza e guardata come una superstizione dai poteri in carica. Non c’era niente per testare la “fede” in Zalmoxis o per forzare una riesaminazione e una considerazione critica. Vaghi appelli ai “principi della giustificazione soggettiva” sono insufficienti e meri sostituti di un argomento dettagliato. A eusto riguardo, diventa chiaro che la religione di Zalmoxis, se effettivamente avesse le origini ascritte ad essa, mostra poche prove di una continua enfatizzazione della “resurrezione” di Zalmoxis. Strabone afferma successivamente che Zalmoxis non imparò solo da Pitagora ma anche dagli Egizi e lo descrive abile nel “riportare il volere degli déi” [58], fatto che sbalordisce il suo re al punto da farlo diventare sacerdote e considerato come un dio. Questo, aggiungo io, non ha niente a che vedere con il fatto che la religione di Zalmoxis possa diventare una religione di portata mondiale ma piuttosto riguarda la preservazione di un insegnamento che, se vero, sarebbe stato il fulcro critico e fondamentale del Zalmoxianesimo come religione. Strabone ci dice anche che andò a vivere in una caverna, vedendo poche persone eccetto il re e i suoi servitori. Questo ha preparato il terreno per una sorta di funzionario profetico che visse in questa caverna.
    Eliade ci dice che “non conosciamo la diffusione della struttura iniziale ed escatologica del ‘mistero’ di Zalmoxis come poteva essere al periodo di Strabone”[61] Mircea Eliade suppone che sia sopravvissuto, tra gli eremiti e rigorose genti religiose. Ma questo ci conduce al nostro prossimo punto: “…tutto quello che conosciamo a proposito di Zalmoxis e della religione dei Daci lo dobbiamo interamente ai racconti e ai commenti di scrittori stranieri” [67]. Non ci sono nemmeno opere discutibili di qualche discepolo della fede come nel cristianesimo.

 

La mia conclusione, se possibile viste le esigue prove, è quanto segue: il parallelo di Carrier a Zalmoxis è semplicistico ed esasperato. Il fatto che indichi questo personaggio mi suggerisce una mancanza di disciplina e fiducia nella sua tesi primaria.

+++

E ora un aggiornamento. Un lettore attento mi ha fatto notare dei commenti su questo testo da parte di Carrier che contengono affermazioni scontrose dall’inizio alla fine, ossia:

Non vedo la necessità di rispondere a Holding. Il suo metodo è tipicamente polemico, infantile e irrispettoso, raramente comprende qualsiasi cosa che io o un avversario diciamo o significhiamo e possiede una sporca tendenza a emettere selvagge affermazioni senza sostanza a proposito dell’antichità e poi, quando viene chiamato a risponderne, cancella o altera i propri saggi senza avvisare, modificandoli per aderire alle ricerche che ha condotto solo dopo che la sua mancanza di ricerca fosse fatta notare.

Sento il suono di elefanti barrire fragorosamente, infatti, ma molto poco se guardiamo i dettagli. (Ho a volte alterato saggi “senza avvisare” per convenienza ma non vedo come questo c’entri; nessuna mia alterazione ha coinvolto informazioni sostanziali. Detto questo, per questo scritto/modificato dell’aprile 2009, Carrier stesso ha “trovato una ragione” per rispondermi: soldi. È stato pagato per scrivere obiezioni alle mie affermazioni da quando ha espresso il commento qui sopra che suggerisce che non sia proprio la materia di principio che avrebbe utilizzato per farci credere che lo fosse.

In questo caso, il suo argomento contro di me è semplicemente bizzarro. Dice che una storia di un uomo che morì e tornò in vita e fondò una religione nella quale i credenti sarebbero terminati in un eterno paradiso non ha paralleli con la cristianità. Questo è controbattere in maniera patetica e supplicante e penso che sia palesemente assurdo ad ogni osservatore ragionevole:

Questo asso sembra alludere al punto 1 menzionato sopra. È difficile da dire, dato che combacia solo marginalmente con quello che ho veramente detto. Non ho usato le parole “nessun parallelo” nella specifica cornice di referenza all’interno dell’articolo, come Carrier allude (Carrier non si riferisce ovviamente solo ai miei titoli!) – ho indicato che ci sono dati insufficienti per la prima, la presupposta “resurrezione” (deto che non è menzionato che processo utilizzò Zalmoxis per tornare ipoteticamente in vita – se ci viene permessa un’ampia classificazione, “morì e tornò in vita”, allora possiamo descrivere tutto dalla divinità-ortaggio Osiride al ragazzo che torna indietro dal supporto di una vita avanzata) e che il secondo, nella migliore delle ipotesi, era troppo vago per essere utile al caso di Carrier e, nella peggiore, è basato su una concezione mal interpretata della dottrina cristiana del paradiso.

La descrizione di Erodoro suona molto più simile al paradiso vissuto dai martiri maschi islamici, forse qualcosa che un Bacchan sognerebbe, ma ad ogni modo è talmente generale che risulta inutile per il suo caso di un parallelo sociale, infatti senza senso. Come notato riflette benissimo una comprensibile variazione sul tema dell’oltretomba, un’estensione logica del fatto che esista o no una vita dopo la morte.
Posso aggiungere ce non sembrano esserci indicazioni in Erodoto o da qualche altra parte che credere nella “resurrezione” di Zalmoxis fosse in qualche modo legato al giungere in questo luogo di beatitudine e ciò rende l’idea del parallelo ancora più inutile.

Ma anche con uno sguardo ai dettagli, lui sta picchiando un pupazzo. Che gli ebrei abbiano avuto una visione particolare della resurrezione è completamente irrilevante all’utilizzo che faccio del materiale riguardo Zalmoxis – dato che una visione ebraica avrebbe effettivamente implicato una lettura ebraica di quella storia in Erodoto (e ogni ebreo ben educato avrebbe probabilmente letto il passaggio) e un ebreo avrebbe potuto sicuramente sincretizzare qualsiasi prestito di idee da esso in maniera adeguata.

Se questo fosse il caso, allora l’intero argomento di Carrier sarebbe di nuovo inutile e un mero esercizio di creatività scettica. Posso vedere senza fatica Acharya S discutere sul fatto che la storia di Osiride e di altri déi “morti e risorti” “mise al corrente” il lettore ebreo di quelle storie mentre creavano la resurrezione da esso. È la stessa cosa che affermare che:

  1. “Ecco da dove hanno copiato la storia di Gesù!”
  2. Ma, ehm, ci sono tutte queste differenze.
  3. “Ovviamente ci sono! Hanno sincretizzato i dettagli basandosi sulla propria cultura!”

La domanda mai risposta, ma che vorrei veder risposta, è: “Come apparirebbero diversi i resoconti se la resurrezione di Gesù fosse avvenuta sul serio?” Infatti, perché non eliminare l’intermediario e dire che l’idea fu sincretizzata da Daniele o Ezechiele, o da una delle opere intertestamentali ebraiche? Pare molto più facile, dato che gli ebrei credevano già nel “paradiso”, discutere di un ladro in quella direzione. Non è superfluo un appello a Zalmoxis? Non è abbastanza per lanciare in aria l’idea che le idee possano avere molto più di una sola fonte – è solo un tentativo superficiale di fingere che una tesi sia un’argomentazione.

Inoltre, non sarebbe stato possibile per gli osservatori Greci inventare la storia dell’imbroglio a meno che non credessero che la resurrezione fosse fisica, in modo che ogni lettore di Erodoto vedesse questo come una conferma dell’apprendimento della resurrezione fisica completamente a discapito di quello che i Traci avrebbero potuto veramente pensare.

Questo è di nuovo Carrier che utilizza i termini sbagliati. Di nuovo, non ci sono indicazioni di un corpo ricostituito qui – nessun indizio che Zalmoxis tornò in vita con un corpo guidato e diretto da una natura spirituale; non c’è un “corpo glorificato”, nessun dettaglio.
Forse era una resurrezione nel senso ebraico del termine (ma ancora, avremmo comunque dati corrispondenti che ci mostrano che questo tipo di resurrezione fosse un paradigma Trace); più probabilmente questo fatto veniva percepito come una rivitalizzazione, simile al risveglio di Lazzaro, o forse (dato che essi non vedono realmente il suo corpo morto) era percepito in termini di traslazione. Ancora, la morale è che non ci sono dati sufficienti. Questo non è andare a tagliare a metà il capello ma un fatto comprovato, un riconoscimento di una distinzione effettuata anche da seri studiosi come Pheme Perkins e N. T. Wright. Quelli che fingono che non sia un vero problema stanno semplicemente esponendo la loro superficialità.

Il punto è che abbiamo una storia che parla chiaramente di una resurrezione fisica, con un eterno paradiso ad aspettare chiunque vi creda, come compreso da Erodoto e dai suoi informatori, una storia che esistette e che sarebbe stata letta da molti ebrei del periodo di Gesù. Ma tutto questo è talmente ovvio che non dovrei nemmeno discuterne. Una chiara lettura della mia opera chiarirebbe qualsiasi cosa – a chiunque tranne che a Holding, apparentemente.

Di nuovo non vedo ìndici di relazione causa-effetto “per credere” nella “resurrezione” di Zalmoxis. Constato che il suo ritorno era pensato per verificare i suoi insegnamenti sul paradiso eterno (Perché? Perché disse loro che ci era stato?) ma l’indizio che questo paradiso fosse lì a discapito di quello che avrebbe potuto fare Zalmoxis. Dove è accentuata questa relazione causa-effetto?

Allo stesso modo con il suo tentativo di discutere che giungere a vivere in un paradiso eterno “non è veramente” quello che i cristiani intendono con paradiso e quindi non c’è nessun parallelo [sic].Questo è altrettanto bizzarro. Per esempio, afferma che “paradiso” sia una parola giudaico-cristiana. Oh cavoli. Qui abbiamo un tipico caso di uomo completamente ignorante nei riguardi del linguaggio e della cultura che sta discutendo facendo così una gaffe…

Non dico che “paradiso” sia una parola giudaico-cristiana; dico che Carrier stia utilizzando una terminologia giudaico-cristiana; inoltrenon utilizzo le parole (nonostante le virgolette) “non è veramente”; dico che i termini usati, attinti da Erodoto, non sono una rappresentazione accurata della dottrina cristiana del paradiso eccetto forse in un senso più popolare.
Niente di tutto questo ha a che fare con le origini greche della parola “paradiso” ma con il suo uso (e nel caso di Carrier, abuso) moderno del termine.
Innanzitutto Erodoto non dice veramente – a meno che non si tratti di una cattiva traduzione – che questo “posto” di paradiso è in qualsiasi modo associato con i cieli o “paradiso” – è un luogo: dove? Sottoterra? Saturno? Kolob? Potrebbe benissimo essere stato ai confini del cielo, ma non è menzionato da nessuna parte.
In secondo luogo, Carrier utilizza la parola “paradiso” mentre Erodoto si riferisce a un “luogo” e dà una descrizione. Carrier sa sufficientemente bene che usando la frase descrittiva “i credenti andavano in paradiso quando morivano” sta invocando termini e fraseologie in uso nella cultura popolare delle chiese cristiane. Ciò non è altro che un sottile e illecito tentativo di evocare un parallelo collassando i termini al più ridotto comun denominatore.
Per concludere, Carrier ripete le sue prime accuse e mi incolpa di “ossessione in dettagli completamente irrilevanti al mio paragone…”. I dettagli sono nel diavolo: mostrano che non c’è alcun paragone, eccetto che tramite un collasso della terminologia e una speculazione senza sostanza. Il parallelo di Carrier rimane semplicistico e largamente esagerato.

 

Tratto da http://www.tektonics.org/copycat/zalmoxis.php e tradotto da Marco Delrio il 17/08/2015. Sentitevi liberi di commentare a riguardo dell’articolo e della mia traduzione affrettata, magari proponendo spunti di riflessione, preferibilmente oggettiva alla luce dei dati forniti.

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